Porte

L’altro giorno sono dovuta andare da “Bricoman”, una catena di store che si concentra sulla vendita di prodotti di falegnameria, costruzioni di ogni tipo, ricostruzioni e roba del genere. Camminavo piuttosto annoiata e spaesata per quei lunghi corridoi strapieni di strani attrezzi quando, finalmente, la mia attenzione è stata rapita proprio dall’ultimo reparto del capannone in fondo sulla destra dove c’erano, messe perfettamente a lisca di pesce, tantissime porte di tutti i tipi possibili, dalle più scarne e semplici a quelle più costose ed elaborate.
Mi sono ritrovata davanti a tutte quelle porte e secondo voi cosa mi è successo? Semplice… Il mio cervellino ha preso l’autostrada, ha messo la marcia più comoda, si è chiuso nella sua bolla insonorizzata ed è felicemente partito per il suo viaggetto non programmato.
Mi è subito saltato in mente il film “Sliding Doors” che tra le sue righe c’insegna che nella vita le porte si aprono e si chiudono di continuo, sia in senso metaforico che non, come se fosse un po’ una presa di coscienza delle possibilità che l’esistenza ci offre. Tralasciando per un attimo le “porte materiali”, quelle che apriamo e chiudiamo ovunque ogni singolo giorno, perché quelle che avevo davanti ai miei occhi non conducevano in altre stanze o da qualche altra parte, quindi il mio cervellino bacato le ha intese più come “porte emotive”. Sono strana eh? Sì, lo so ma non ci perdiamo in discorsi, provate a seguirmi un pochino e partiamo dalle porte chiuse, perché quelle socchiuse mi mettono ansia e a quelle aperte ci arriviamo tra poco…
Dunque, nelle nostre vite capita a tutti di “chiudere una porta” ed i motivi possono essere molteplici e spesso sono un po’ dolorosi; possiamo chiudere una porta ad una persona per esempio, mettendo fine ad un rapporto, lasciarla semi-aperta è complicato quindi quasi sempre optiamo per la chiusura e qualche volta capita anche di buttare via la chiave di quella serratura. Possiamo chiudere la porta di una relazione, di una qualsiasi situazione lavorativa che magari ci crea disagio e scomodità emotiva ma effettivamente, nella gran parte dei casi, quando si parla di “chiudere una porta”, riguarda un dolore, piccolo o grande che sia, pensato e ripensato all’infinito perché lasciarsi alle spalle un qualcosa lì per lì può sembrare una cosa insormontabile e difficilissima da fare nonostante la consapevolezza del fatto che sia l’unica soluzione, soprattutto quando i pezzi di quel puzzle non combaciano più neanche ad incastrarli con la forza e sappiamo di dover afferrare la maniglia di quella benedetta porta, tirarla e sentire quel tonfo sordo. Chiudere un qualcosa implica una sorta di abbandono, un pesante senso di vuoto e di spaesamento, una perdita d’equilibrio, come quando s’inciampa per la strada e qualche volta arriviamo anche al punto di chiudere quella porta sbattendola con forza, facendo tremare i cardini e le mura; invece altre volte capita di non chiuderla bene, lasciando passare uno spiraglio di luce timida o qualche spiffero gelido. In ogni caso è comunque un’azione ponderata, una presa di coscienza non indifferente anche se spesso in quel preciso momento fa male e ce la chiudiamo alle spalle con le lacrime che ci rigano il viso e l’anima ma una volta passato quel tonfo sordo poi, dopo qualche secondo, arriva quel respirone.
Ecco che arriviamo al passaggio successivo, quello dell’apertura e qui si parla per forza di novità, di curiosità, di odori, sapori ed esperienze nuove. “Aprire una porta” che non sappiamo dove conduce può far paura, non a caso si dice “si sa cosa si lascia ma non cosa si trova“, infatti alcune le varchiamo in punta di piedi lasciando la porta spalancata in caso di fuga rapida, altre le sfondiamo letteralmente con l’energia a mille ed un sorriso smagliante ma, aprire una porta è sempre un grande punto interrogativo e qui entra in gioco il mio “amico-nemico” ottimismo che, in situazioni di novità, effettivamente può essere un valido alleato. Nella vita da queste situazioni inevitabili non c’è verso di scappare, tutte queste porte che ci rincorrono e che dobbiamo chiudere e poi aprire continuamente, è un ciclo, una giostra, una linea che scorre e se s’interrompe, cambia direzione e poi piano piano trova un nuovo sentierino per ripartire.
…Il mio cervello torna a casa base nel suo involucro ed io ero sempre lì, ferma immobile davanti a tutte quelle porte e sinceramente non avrei saputo quale scegliere, ognuna aveva un suo perché ed erano tutte così diverse tra di loro, non tanto nella forma ma nei dettagli che spesso e volentieri sono quelli che fanno la differenza. Sarei rimasta lì imbambolata a guardarle per non so quanto tempo ma poi, una voce familiare e forse anche lievemente spazientita mi ha chiamata per nome riportandomi alla realtà.
Prima di voltare le spalle a tutte quelle porte ho lasciato che il mio sguardo si posasse per qualche istante su una in particolare; era verde, bella, possente e m’ispirava un non so cosa… Beh, probabilmente avrei lasciato decidere al mio caro amico istinto e sono certa che avrebbe scelto proprio quella.