Trentuno.

Oggi sono trentuno, trentuno anni che sono nata.
Non mi piace il tre e non mi piace l’uno; odio i numeri dispari e loro lo sono entrambi ma la prendo con filosofia, anzi, guardo questo numero da un’altra prospettiva: tre più uno fa quattro e quattro è il mio numero preferito.
Questi trentun anni me li metto in tasca e visto che indietro non posso tornare, mi concentro a guardare in avanti, cercando di sorridere e di trovare una mia dimensione. Ci riuscirò? Ah beh, la palla di vetro ahimè, non la posseggo, quindi diciamo che “non lo so” mi pare la risposta più consona. Non so se ci riuscirò ma com’è che si dice, “tentar non nuoce”.
Mi sento la pressione della vita addosso? Perché si sa che dopo i famigerati trenta un po’ arriva e vi dico la verità, alterno momenti in cui sì, la sento pesantemente che mi preme sul cervello e sui polmoni facendomi mancare l’aria e poi altre volte non la sento, forse perché non voglio percepirla. Come mai la ignoro? Perché la reputo fasulla. Non si può vivere con la pressione addosso ogni giorno, ogni ora, non si può perché se c’è una cosa che l’anno precedente dovrebbe averci insegnato è che oggi ci siamo e domani chi lo sa. Come recita un verso scritto da Lorenzo de’ Medici, “chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza” e quindi che senso ha avere tutte queste pressioni emotive?
Non sono mai stata una grande fan dei festeggiamenti, il periodo poi è quel che è e dunque mi accontento della mia consapevolezza, di me, che alla fin fine sono contenta della persona che sono, nonostante tutto. Spesso mi ritrovo a camminare da sola nella valle dei miei pensieri, spesso mi ritrovo a correre controcorrente rispetto a tutti, rispetto anche ai pareri di chi mi sta intorno. Ma loro non sono me. Loro non sono nel mio cuore, nei mie problemi, nei miei pensieri, loro vedono, forse, ma non sono me. Con questa consapevolezza accolgo i trentun anni con un bell’occhiolino, l’abbraccio no, il distanziamento sociale è diventato uno stile di vita ormai.
Auguri Silvia. Buon compleanno.